Prima le ‘relazioni’ erano generalmente durature: la promessa di amarsi per sempre era un piacere quasi obbligatorio.
Oggi queste relazioni spesso non funzionano più: finiscono, si frantumano. La metà dei nostri matrimoni si conclude con separazioni, ma anche altri amori naufragano perdendosi in mari aperti.
In questo nuovo millennio la nostra identità di amanti muore e allo stesso tempo si emancipa e diventa adulta.
Il modello tradizionale incentrato sul matrimonio è sempre più in crisi, sia per l’emergere di una maggiore libertà sessuale, sia per la crescente intolleranza degli individui verso i vincoli, gli obblighi e le formalità.
Ma come mai tutto ciò accade?
Le cause sono complesse:
1- L’analfabetismo emotivo-relazionale dei partner che faticano a comprendersi e l’assenza di aiuto della società, che non fa molto per educare le persone alla buona comunicazione. In passato le relazioni di coppia seguivano copioni socialmente prestabiliti e rigidi e non richiedevano particolari abilità comunicative. Oggi, invece, sono diventate sempre più libere e flessibili e ciò le rende più intense e stimolanti ma anche più difficili da gestire perché richiedono conoscenze e abilità che nessuno – né in famiglia, né a scuola – ci ha mai stimolato a sviluppare.
2- Il matrimonio ha mantenuto saldamente la sua identità arcaica, nonostante i grandi cambiamenti della nostra epoca. Oggi ci si può separare, divorziare, risposare anche, ma lo schema non è realmente cambiato, nel senso che l’istituzione “matrimonio”– così com’è – non è adatta a soddisfare i nuovi bisogni e le nuove aspirazioni dei coniugi che non vestono più solo il ruolo di moglie o marito ma restano individui distinti e investono sulla propria crescita.
3- Prima erano rari i confronti su piani più intellettuali, poiché alla donna non era permesso parlare di certi argomenti o avere un’istruzione. Oggi invece il confronto è un elemento essenziale al buon andamento e non è facile, perché l’uomo e la donna hanno due modi di vedere le cose e di comunicare molto diversi e non hanno sviluppato gli strumenti necessari per colmare questa mancanza. Il processo di emancipazione della donna, che non si accontenta più di ricevere dal proprio partner una casa e una certa sicurezza materiale ma avanza anche altre richieste, non sempre trova comprensione.
4- L’illusione (e il suo conseguente fallimento) che la relazione di coppia sia un’opportunità per guarire tutte le ferite d’amore, le carenze affettive e le delusioni subite durante l’infanzia. Il partner diviene per certi aspetti un sostituto di nostro padre, di nostra madre (o di entrambi) e inconsciamente lo invitiamo – talvolta sfidiamo – ad amarci in modo totale, ad accettarci per quello che siamo, ad essere il genitore perfetto che non abbiamo mai avuto ma abbiamo sempre desiderato.
Poiché ci aspettiamo che una singola relazione soddisfi pienamente e perfettamente tutte le nostre esigenze in questa maniera stravagante e irreale, naturalmente tendiamo ad escludere tutte le altre persone che potrebbero partecipare alla soddisfazione di questi bisogni (gli amici ad esempio). Questa scelta può sovraccaricare il partner – che è soltanto un semplice mortale che ci ama, non un dio che può realizzare ogni nostro sogno – e, nell’aggrapparci a questo mito ci rendiamo troppo esigenti.
Possibili soluzioni?
Affrontare in modo più realistico il rapporto, comprendendo che il nostro partner non ha il potere magico di guarire le nostre ferite di cuore o di riempire vuoti esistenziali – né lui né nessun altro. Guarire tali ferite e colmare tali vuoti è un processo possibile – anche se lungo e laborioso – ma può avvenire solo attraverso una scelta personale di guarigione e, in alcuni casi, con l’aiuto di un percorso terapeutico di crescita. Il punto di partenza per un tale lavoro è assumersi la responsabilità della propria guarigione.
Dobbiamo accettare che quel che è stato: i nostri genitori non cambieranno, così come le situazioni e le cause che hanno prodotto le nostre ferite affettive non possono essere cambiate. Appartengono al passato e i fatti del passato non possono mutare. Può mutare però la nostra interpretazione di quei fatti e le conseguenze di quei fatti.
Ma come?
Si può, per prima cosa, interpretare la mancanza di amore non come una sfortuna e ingiustizia privata ma come un male collettivo che affligge tutta l’umanità; in tal modo smetteremo di sentirci Vittima e di attribuire colpe agli altri – se colpe vi sono, sono collettive – e potremo poi perdonare coloro che – genitori, partner precedenti – involontariamente ci hanno fatto soffrire perché a loro volta sono stati sofferenti, proprio come noi.
A questo punto è possibile lavorare sul proprio malessere attuale, prescindendo dalle cause passate. Curare le ferite e imparare a comprendere, comunicare e accettare le nostre e le altrui zone d’ombra sono le armi che possono aiutarci e sostenerci in questo difficile ma ricco percorso di crescita che è la Relazione, con noi stessi e con l’altro.
Dott.ssa Iole Ceruzzi

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